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DELFI
Parma, Festival Teatro 2
1990
Il vuoto, il silenzio, ma soprattutto il buio. La scena si oscura rendendo lo sguardo incapace di distinguere ciò che la forma. Due schermi collegati in diretta a due camere agli infrarossi si muovono come occhi che, con i loro spostamenti sincronizzati, guidano lo spettatore nel buio, inseguendo i movimenti dell'attore e cercando di decifrare uno spazio gremito di statue, in attesa di essere restituite a un nuovo livello di sguardo, a una nuova condizione di sensibilità. Una drammaturgia tesa alla semplificazione, all’essenzialità, alla rinuncia. Nel tentativo di piegare l’elemento dissacrante della tecnologia entro i confini della poesia.
Descrizione tecnica:
6 programmi sincronizzati, 18 monitor, 1 lungo tavolo
Crediti:
regia: Paolo Rosa da un testo di Ghiannis Ritsos; musica:Francesco Zago; fotografia:Fabio Cirifino
camere infrarosse in diretta: Elmar Bartlmae, Mario Coccimiglio; aiuto regia: Luca Scarzella; performer: Moni Ovadia
musiche originali dello spettacolo teatrale: Piero Milesi, Moni Ovadia








