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ULTIMA FORMA DI LIBERTA', IL SILENZIO
Gibellina, XII Edizione Orestiadi
1993
"Non sapevi chi arrivava e chi partiva, che cosa succedeva. Chi correva, chi si nascondeva, chi scriveva qualcosa sul ginocchio, chi si suicidava, chi veniva fucilato all'alba contro il muro del mattonificio, chi collaborava, i due bottoni del gilè ancora sbottonati. Poi piu' niente. Né imprecazioni né applausi. Unica forma di libertà restò il silenzio".
( da Studio Azzurro, Immagini Vive, 2005, pag. 82)
Ai piedi dell’immenso cretto segnato dalle fenditure, si colloca una immagine attraversata anch’essa da una profonda crepa. Là sotto, coperti e muti, rimangono i resti della tragedia che ha segnato il Belice. L’“immagine spezzata” preme per rivelare le voci, i gesti, gli stucchi, le pietre e soprattutto gli occhi. Sequenze di sguardi raccolti tra i vecchi di Gibellina, insieme alle inquadrature delle bocche saldate dal silenzio, vuote di parole, ma di quel vuoto che è «come i bozzi di tela, come sacche di mercanti, dove già dall’esterno indovini il contenuto: patate cipolle grano e granoturco, mandorle o farina…». Così cita Ritsos nel testo di quello che più che uno spettacolo vuole essere un intenso scorrere della memoria.
Descrizione Tecnica :
3 attori, 4 musicisti, 25 vecchi cittadini di Gibellina, 1 parete di monitor spezzata sul “Cretto” di Burri, una videocamera in diretta, 4 programmi video
Crediti:
progetto: Moni Ovadia, Studio Azzurro; produzione: Studio Azzurro; regia e drammaturgia: Moni Ovadia, Paolo Rosa; collaborazione: Paolo Ranieri, Fanny Molteni; scene e videoambientazione: Paolo Rosa, Fabio Cirifino; musica: Alfredo Lacosegliaz






