Nel 1982 Fabio Cirifino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi danno vita ad un’esperienza che nel corso degli anni esplora le possibilità poetiche ed espressive delle nuove culture tecnologiche; a loro si aggiunge, dal 1995 al 2011, Stefano Roveda. Attraverso la realizzazione di videoambienti, ambienti sensibili e interattivi, percorsi museali, performance teatrali e film, disegnano un percorso artistico trasversale alle tradizionali discipline e formano un gruppo di lavoro aperto a differenti contributi e importanti collaborazioni.

La ricerca artistica, all’inizio, si orienta verso la realizzazione di videoambientazioni, in cui viene sperimentata l’integrazione tra immagine elettronica e ambiente fisico, perseguendo l’intento di rendere centrale lo spettatore e i percorsi percettivi in cui è inscritto. I videoambienti sono macchine narrative basate su uno scenario fortemente connotato, su sequenze videoregistrate di piccoli accadimenti reiterati e su una composizione di monitor, che favorisce la dissoluzione dei limiti dello schermo. Opere come Il Nuotatore (va troppo spesso ad Heidelberg) e Vedute (quel tale non sta mai fermo), in cui ricorrono gli elementi della figura umana e della natura, vengono progettate in funzione del contesto spaziale e sociale che dovrà accoglierle.

In quegli anni la produzione di diversi spettacoli, come Camera astratta (1987) – commissionato da Documenta 8 di Kassel e vincitore del Premio Ubu - spingono la ricerca dentro i confini del teatro e della performance, trovando un’originale modalità di integrazione tra azione teatrale e immagine video, con l’invenzione della doppia scena, basata sull’interazione in diretta tra il corpo dell’attore e lo spazio virtuale del video. Nello stesso periodo, con L’osservatorio nucleare del sig. Nanof (1985), prosegue l’attività cinematografica, che culmina con l’uscita nelle sale del lungometraggio Il Mnemonista (2000), viaggio nei meandri della memoria, liberamente tratto da un affascinante caso clinico, descritto da A. Lurija.

Nel 1995 si delinea un nuovo e fondamentale interesse per le questioni dell’interattività e del multimediale, con la realizzazione di una serie di lavori definiti ambienti sensibili, tra cui Tavoli (Perché queste mani mi toccano?, 1995) e Coro (1995). Si tratta di ambienti che hanno la capacità di reagire alle sollecitazioni di chi li pratica, in cui la tecnologia si fonde con la narrazione e con lo spazio, dove gli effetti prodotti derivano dalle scelte e dalla presenza di più persone e i dispositivi, mediante “interfacce naturali”, reagiscono senza l’uso di protesi tecnologiche, ma attraverso modalità comunicative comuni, come il toccare, il calpestare o l’emettere suoni. 
Nel 2002, a conclusione di due anni di ricerca e di viaggi, viene presentata, a Castel S. Elmo a Napoli e al Mori Art Museum di Tokyo, Meditazioni Mediterraneo, una mostra composta da cinque “paesaggi instabili”, installazioni interattive sul tema dell’identità mediterranea. Quest’opera segna l’inizio di un nuova necessità di confronto con il territorio, con la sua memoria e la sua identità, che fa convergere le sperimentazioni precedenti verso la progettazione di percorsi museali multimediali, tra cui Il Museo della Resistenza a Sarzana (2000) e il museo Montagna in Movimento (2007), a Vinadio nel Forte Albertino. Le forti componenti narrative ed immersive, l’approccio relazionale e interattivo caratterizzano questi musei come ecosistemi di conoscenza, habitat narrativi che si trasformano nel dialogo allargato con il pubblico e le comunità virtuali. Esempio paradigmatico dei musei di narrazione, è il Museo Laboratorio della Mente a Roma (2008) che affronta la questione del disagio mentale e delle sue forme di segregazione con un percorso conoscitivo ed esperienziale, attraverso il quale si dimostra l’interesse per “operazioni” oltre che “opere”, che si connettono con il tessuto sociale.

Il confronto con i valori della memoria dei luoghi e delle comunità, influenza anche il percorso artistico, facendo nascere un nuovo ciclo di opere, chiamato Portatori di storie, in cui viene sperimentata una forma di interattività che vede il visitatore coinvolto, con modalità fortemente partecipative, nella scoperta del territorio locale, attraverso il racconto dei suoi abitanti. Le prime opere di questo progetto, tuttora in corso, vengono presentate a Casablanca, con Sensible Map, alla Biennale internazionale di Santa Fe, La quarta scala e all’Expo Universale di Shanghai 2010, con Sensitive City. Mentre le due più recenti sono state In Principio (e poi) realizzata nel 2013 per la 55. Biennale d'Arte di Venezia, e Miracolo a Milano nel 2016, per la mostra retro-prospettiva di Palazzo Reale, a Milano.